Posted on May 17, 2018 by
Cascate di San Fele
Alcuni anni fa uscì al cinema “Into the Wild”, in fondo camminare tra i boschi è una cosa che per molti di noi è diventata naturale, quasi “automatica”, quando puntiamo dritti alle falesie dove non vediamo l’ora di acchiappare tacchette e spalmare le suole sulla roccia alla ricerca dell’aderenza perfetta. Ok l’arrampicata è un grande godimento e la pratica costante stabilizza e migliora le nostre prestazioni.
A questo punto a qualcuno potrò sembrare un eretico ma, per come la vedo io, due o tre volte l’anno potremmo anche provare a “distrarci un po’”: corda e imbrago rimangono a casa, mentre ci concediamo qualche giorno di rigenerazione fisica e mentale, semplicemente…. camminando !

Possiamo vagare nella natura lasciando correre la mente, alla ricerca di panorami e linee estetiche. Guardare le colline estendersi come superfici matematiche di fronte a noi, osservando geometrie che non avevamo mai notato prima. Oppure improvvisarci naturalisti o antropologi, alla ricerca dei siti dove l’uomo, secoli addietro, ha scoperto di poter esercitare il suo ingegno, trarre sostentamento o… “fare business” con gli elementi naturali. Dislivelli e cascate infatti, già allora, non passarono inosservati !
Tutto questo è possibile in Basilicata dove un’associazione di volontari lucani si sta impegnando a valorizzare e divulgare il territorio ed i piccoli gioielli attorno al borgo di San Fele, nella parte più nord della regione.
“U Uattennière” è il nome del gruppo, una parola che indica le cascate e proviene dalla tradizione dialettale ed arcaica, fiorita attorno al percorso del Bradano.
I primi insediamenti furono proprio nei pressi di questo torrente che con i suoi salti di quota forniva agli abitanti di San Fele una riserva di fluido in movimento pressochè continua. Un altro nome ricorrente è la “Gualcheria”: la forza dell’acqua, convogliata sulle pale di questo strano macchinario, forniva l’energia necessaria a battere la lana grezza e renderla piu’ consistente e pulita.

Oltre agli antichi mestieri “U Uattennière” si è mossa anche per il recupero ed il ripristino di alcuni sentieri, consentendo a tutti l’accesso a percorsi di grande suggestione, dove l’immersione nella wilderness dei boschi lucani diventa un’esperienza indimenticabile. I trekking, che attraversano i paesaggi più interessanti si trovano a sud, nelle aree boschive del Bosco dello Squadro (Pozzo di Nitti) del Monte Fieno. In questa zona, tra castani selvaggi, faggi e pioppi, con un po’ di accortezza si possono avvistare volpi, upupe e cinghiali a zonzo per il bosco.
Infine, se vogliamo rifocillarci con piatti e prodotti tipici, non può mancare una visita al vero e proprio borgo di San Fele. Qui interni ed esterni delle abitazioni si confondono, permettendoci di esplorare botteghe, vicoletti e scalinate nascoste, che uniscono le zone di questo “paesino-presepe” su più livelli.
Dopodichè siamo già pronti a ripartire verso il territorio che circonda il monte Pierno, fino ad incontrare la Badia di Santa Maria di Pierno e le “Grotte dei Romiti”. E, ancora una volta, lasciamoci avvolgere dal mistero di questi luoghi, dove soggiornarono nel medioevo personaggi più o meno leggendari, eremiti ed asceti, seguaci del monaco Basiliano San Vitale.
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