Posted on March 18, 2018 by
Basilicata: Tempa Petrolla, Riserva Regionale dei Calanchi
"Perchè scalare l'Everest?" - "Semplicemente perché è lì", questa frase del primo salitore G. Mallory, scalatori ed alpinisti la conoscono molto bene. Nella sua semplicità, vuole dire molte cose.
Ad esempio ci ricorda che percorrere tracciati più o meno battuti in ambienti naturali, in un certo senso, è completamente inutile. Però lo facciamo lo stesso, perché… che sia l’Himalaya o le colline dietro casa, sappiamo che muoverci là fuori ci farà stare bene e sarà sempre una piccola sfida.

Gli Appennini sono nati dal mare, e lo spettacolare sperone di “Tempa Petrolla” non fa eccezione.
Lo si scorge in lontananza da diverse angolazioni, come fosse un misterioso meteorite atterrato chissà come, che fa da spartiacque tra le valli del Cavone e dell’Agri.

Basta guardarlo per sentirsi attratti, passo dopo passo la sua presenza permette a tutti di mantenere facilmente l’orientamento, percorrendo un trekking suggestivo che attraversa boschi, pendii aperti e antichi tratturi.
Camminare in Basilicata nella Riserva naturale dei Calanchi vuol dire regalarsi un’esperienza outdoor in una delle aree verdi più intatte d’Italia, dove sono all’ordine del giorno incontri con fauna selvatica e rapaci di grande apertura alare.
Poiana, nibbio bruno e nibbio reale, perennemente a caccia di rettili e roditori, volano coprendo lunghe distanze come sentinelle della Riserva e dei suoi cieli.

Se oltre alla natura volete anche conoscere la storia che questi luoghi celano dietro i calanchi e le colline ondulate, bisogna fare un tuffo nel passato. Tracce di indubbia attribuzione rendono sicuro il fatto che ci furono insediamenti umani sin dal neolitico.

Alcuni chilometri più a Nord-Ovest del parco e di tempi più recenti sono le vestigia di un villaggio fortificato risalente al Medioevo, anticamente il territorio era terreno agricolo e di caccia, quindi conteso tra signorotti e feudatari.
Le colline ed i rilievi che attraverseremo subirono sorti alterne, per rendersene conto basta una visita all’antico borgo di Craco che, nell’anno 1000, passò sotto il dominio di monaci italo-bizantini e poi fu controllato da principe Erberto, di probabile origine normanna, che ne fu il primo feudatario.
La struttura del borgo antico risale a questa epoca, in cui le case sono arroccate attorno al centro: durante il regno di Federico II, Craco fu un importante centro strategico militare e addirittura sede di una Universitas.
A metà del ‘900 una totale evacuazione per rischio terremoto lo rese per alcuni anni una città fantasma.
In tempi recenti è stato nuovamente abitato ma un po’ più a valle in località Craco Peschiera, e conta ora 762 abitanti.

Mentre se da Montalbano Ionico ci spostiamo verso Nord-Est ci imbattiamo in un altro sito storico di rilievo: il castello svevo di San Basilio, a metà strada tra Marconia e Marina di Pisticci, la sua posizione privilegiata ne ha consentito l’ottima conservazione storica. Mura e bastioni sono giunti intatti fino ai nostri giorni, così che il castello viene tuttora utilizzato per cerimonie e ricevimenti.


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