spedizione k2- disperso stefano zavka

Alpinismo e contaminazioni

Descrivete qui le vostre realizzazioni, le vie in montagna, classiche e non.


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spedizione k2- disperso stefano zavka

Venerdì mattina ha fatto la cima Daniele Nardi (bravo Daniele, complimenti!)
poi sono arrivati in cima anche Mario Vielmo e Stefano Zavka, alle 18.45

http://www.raisport.ra...50,00.html

Bravissimo anche loro.

Ma Stefano è stato visto l'ultima volta alle 20 - 20,30 di venerdi sera, nel punto fra il traverso e il collo di bottiglia.

Poi è scomparso.

Sono 3 giorni.
Sono tanti.

FORZA STEFANO!

TORNA!


Magari molti di voi ricorderanno di averlo visto a Ferentillo, Stefano.

Guida Alpina, era spesso lì con i suoi corsi.

Un ragazzo gentile e sempre disponibile.


23/07/07 @ 13:37:41
 
 

Re: spedizione k2- disperso stefano zavka

Non ho idea di chi fosse, purtroppo, ma spero che dia sue notizie quanto prima.
E' sempre doloroso leggere notizie del genere.
Tienici aggiornati presidè 🙏e:

Forza stefano!
23/07/07 @ 14:03:15
 
 

Re: spedizione k2- disperso stefano zavka

Stefano è una guida alpina di Terni.
Ha fatto belle cose in montagna, anche sul Gran Sasso.

Un ragazzo modesto, allegro, sempre gentile e diponibile con tutti.
Mi è capitato di farci qualche tiro di corda insieme a Ferentillo.
Di berci una birra a prati di tivo.

Spero di poterlo ancora fare.
23/07/07 @ 14:36:28
 
 

Re: spedizione k2- disperso stefano zavka

dai stefano!non lo conosco neanche io ma mi unisco a tutti voi
23/07/07 @ 15:23:46
 
 

Re: spedizione k2- disperso stefano zavka

Io invece lo conosco, e questa notizia non mi piace per niente.
Stefano e' una persona dolcissima.
tenetemi aggiornata per favore
23/07/07 @ 21:36:34
 
 

Re: spedizione k2- disperso stefano zavka

A Stefano, guarda che ti aspettiamo per il prossimo S.F.T.W a Ferentillo....

Vedi di non mancare l'appuntamnto 😃 😃 😃
23/07/07 @ 22:04:54
 
 

Re: spedizione k2- disperso stefano zavka

da http://www.montagna.tv/?q=node/5618



CAMPO BASE K2 SUD, Pakistan -- Sul K2 imperversa la bufera. Tutti gli alpinisti che venerdì hanno toccato la cima sono rientrati al base. E le speranze di ritrovare Stefano Zavka, disperso da venerdì sera nella parte alta della montagna, sono ormai appese ad un filo.

I familiari dell'alpinista ternano sono riusciti, dopo molte difficoltà, a rintracciare qualcuno della spedizione K2 Freedom al campo base. Poche ore fa hanno parlato con Mario Vielmo, alpinista vicentino che venerdì, nel tardo pomeriggio, ha toccato la vetta del K2 insieme a Zavka.

Secondo quanto riferito da Vielmo ai familiari, lui e Zavka sarbbero arrivati in vetta venerdì intorno alle ore 18.30: tardissimo, per una montagna come il K2.

I due avrebbero toccato la vetta per ultimi, quando ormai tutti pensavano che fossero tornati indietro, come avevano annunciato via radio a metà pomeriggio.

Tutti gli altri alpinisti che quel giorno erano arrivati in cima, compreso il loro capospedizione Daniele Nardi, avevano già iniziato la discesa verso il campo 4, a 8.000 metri, da almeno qualche ora.

Zavka e Vielmo sarebbero restati in cima per circa venti minuti. Poi, la discesa. Il tempo, però, è peggiorato velocemente ed è scesa la notte. Faceva sempre più freddo. Vielmo, provato da un principio di congelamento a mani e piedi, ha raccontato di aver visto la pila di Stefano Zavka brillare dietro di lui, a metà del traverso, sopra il "Collo di bottiglia".

Dopodichè se ne sono perse tracce, perchè la bufera è diventata sempre più forte, e la visibilità è peggiorata tremendamente. Tanto che, intorno alle 23, lo stesso Vielmo sarebbe passato vicino alle tende di campo 4 senza nemmeno accorgersene. Per fortuna, con la radio sarebbe riuscito a sentire Nardi e a risalire per trovare riparo.

Ma al campo, l'alpinista vicentino arriva da solo. Stefano con lui non c'è, manca all'appello. A mezzanotte passata, al campo 4 ci sono quindici alpinisti. Zavka non arriva, e di lui non si hanno notizie, anche perchè non ha con sè la radio.

Al campo base, in quel momento, sembra che nemmeno se ne rendano conto. I racconti di Marco Mazzocchi, sul sito di Rai Sport, parlano di sollievo, felicità perchè, nonostante l'ora tarda, gli amici sono salvi.

Invece lassù si sta consumando un dramma. Un amico, un compagno, è fuori in preda alla bufera. E, secondo quanto riferito dallo stesso Vielmo alla famiglia Zavka, nessuno riesce ad uscire dalle tende per andare a cercarlo: fuori si sta scatenando l'inferno.

Sembra che la mattina dopo - cioè sabato - le cose non migliorino, anzi. All'alba, tutti avrebbero iniziato una "disperata" discesa verso il base sotto nevicate e forti raffiche di vento. Partenze veloci, sbaraccamenti alla bell'e meglio, per salvarsi dalla gelida bufera che non accenna a diminuire e che minaccia la loro stessa sopravvivenza.

Oggi è lunedì, e ancora di Stefano Zavka non ci sono notizie. La famiglia sta disperatamente cercando di contattare gli alpinisti che venerdì erano a campo 4, per capire se qualcuno abbia visto l'alpinista ternano. Alla ricerca di una speranza, anche se il tempo passato dalla scomparsa, è davvero molto.

Stefano Zavka ha 35 anni ed è originario di Terni. Guida Alpina, esperto della Marmolada e delle Dolomiti, è un forte arrampicatore e scialpinista. Nel 2004 aveva partecipato a K2 2004, la spedizione del cinquantenario del K2 organizzata da Agostino Da Polenza. Incrociamo le dita...





:cry: :cry: :cry: :cry: :cry:
24/07/07 @ 07:51:27
 
 

Re: spedizione k2- disperso stefano zavka

Purtroppo, Snella,
le speranze di ritrovare Stefano sono affidate solo alla possibilità che nei prossimi giorni le spedizioni che avevano già programmato la salita trovino spiragli di tempo che lo permetta.

Dovrebbe tentare Gerlinde Kaltenbrunner, già acclimatata dal Broad Peak.

I coreani che erano stati dati per dispersi in realtà avevano bivaccato in una grotta di ghiaccio e quindi erano riusciti a scendere successivamente.

Sembra che la tempesta sia molto violenta. Tutti gli alpinisti presenti sabato mattina al campo4 lo hanno dovuto lasciare in fretta e furia scendendo con grandi difficoltà.

Hanno lasciato una tenda per stefano, nel caso fosse riuscito a ritrovare il campo dopo una notte fuori.

Ora la speranza si basa sul fatto che, arrivato alle tende dopo il bivacco a 8300 metri riesca a sopravvivere finchè la tempesta non cessi.

E' una speranza molto esile. Inutile dirlo.

FORZA STEFANO
24/07/07 @ 16:34:43
 
 

Re: spedizione k2- disperso stefano zavka

...repubblica parla di altri 5 alpinisti morti sulle alpi
24/07/07 @ 16:43:47
 
 

Re: spedizione k2- disperso stefano zavka

si, 4 sul bianco, cresta di bionnassay
e 1 sul rosa.
24/07/07 @ 18:00:49
 
 

Re: spedizione k2- disperso stefano zavka

http://www.terninrete....O_ID=80463

:::::::

Claudio Tessarolo inviato in Pakistan

Otto cime sopra gli ottomila sulle spalle. L'ultimo, appena raggiunto, è il più prestigioso, il più ambito. è il K2. Ma quando, nel tardo pomeriggio, sotto una nevicata fitta e leggera tanto da sembrare pioggia, Mario Vielmo arriva al campo base, stravolto dalla fatica, ancora con la tuta d'alta quota addosso, non esulta come ogni alpinista è uso fare al termine di una grande impresa. No.
Cerca una spalla amica e si mette a singhiozzare. Le lacrime scorrono su un viso bruciato dal sole e dall'aria sottile degli 8611 metri del K2. Non c'è gioia nello sguardo dell'alpinista vicentino. Soltanto tristezza e tanta amarezza. E il dolore per un principio di congelamento, leggero per fortuna, alle dita della mano destra e per un congelamento, questo più grave, all'alluce del piede sinistro, è niente rispetto a quello che gli lacera il cuore.
La giornata più bella della sua carriera di uomo che riesce a toccare il cielo dai punti più alti della terra, è diventata un incubo. S tefano Zavka, il compagno con il quale venerdì ha scalato il K2, non c'è più, è rimasto lassù, verso campo quattro, sotto una infernale tormenta di vento e neve. Disperso, per ora, ma la speranza di vederlo riapparire da un momento all'altro, è destinata purtroppo a sciogliersi come la neve al campo base sotto l'implacabile sole del Karakorum. Le parole gli escono a fatica. Ma lui è l'unico in grado di raccontare cosa è successo venerdì notte. Cominciando dalle prime durissime fasi di salita, che ha impegnato gli alpinisti di K2 Freedom fin dall'alba di venerdì.
«Stefano e Michele si erano fermati molto stanchi prima del collo di bottiglia, Daniele ed io invece eravamo ripartiti. Michele aveva deciso di rinunciare, Stefano non ancora. Mi ha chiesto un consiglio. “Torna indietro, ormai si è fatto tardi per la vetta”, gli ho risposto».
La salita verso la cima è lunga e impegnativa. Dopo il collo di bottiglia c'è il il famoso traverso, un ripido pendio di ghiaccio durissimo da attraversare con mille precauzioni. La fila degli alpinisti si sgrana, il tempo passa, il sole splende con continuità, la salita senza ossigeno richiede uno sforzo mostruoso.
«Nel pomeriggio ho rivisto sotto di me Stefano, l'ho riconosciuto dalla tuta gialla. Aveva un passo incredibile, segno che stava be ne. A qualche centinaio di metri dalla vetta mi ha addirittura raggiunto, era molto meno stanco di me. Siamo saliti assieme, era tardi è vero, ma secondo i miei calcoli ancora in tempo per rientrare al campo 4. Abbiamo fatto le foto di rito, siamo rimasti sulla cima circa venti minuti. Lui stava benissimo, eravamo in un posto magico...».
In montagna si sale per poi scendere. La scalata finisce quando si è al sicuro.
«Siamo ripartiti, Stefano era davanti a me. Avevamo un buon passo ma dopo un'ora ho avvertito un freddo pazzesco, tremavo. “Fammi passare, cerco di accelerare per riscaldarmi”, gli ho detto. Intanto si è fatto buio ma stavamo scendendo, questo era importante, io davanti e Stefano dietro. Di tanto in tanto mi giravo a controllare che ci fosse, vedevo la sua luce frontale.
Ho fatto il traverso, il punto in discesa più critico, poi mi sono buttato sul collo di bottiglia, ultimo passaggio chiave per arrivare alla spalla dove c'era campo quattro. Ho visto la luce di Stefano all'inizio del collo. Da lì in poi è stato l'inferno». «Si è alzato un vento fortissimo, di non meno di 80 chilometri all'ora. Non ho più visto niente, la neve mi bruciava gli occhi, mi impediva di respirare. Sul plateu mi sono perso, non ho più visto le luci di campo quattro. Allora ho chiamato Daniele con la radio, mi ha salvato la vita esponendo all'esterno della tenda una pila...».
Respira a fondo, lo sguardo sempre rivolto al nulla: «Sono entrato nella tenda, tremavo come una foglia. Ero convinto che Stefano avesse fatto la mia stessa strada. Lo abbiamo aspettato. Arriverà prima o poi, ci dicevamo con Daniele. Dopo due ore sono uscito dalla tenda per cercarlo. Ho fatto 15 metri: non vedevo nulla, nemmeno la mia tendina: il vento fortissimo impediva di respirare. Sono tornato dentro. Se fossi rimasto fuori sarei morto. Eravamo in ansia per Stefano ma certo non rassegnati. Stefano è una guida alpina come me, si sarà costruito una truna, avrà trovato riparo in una buca delle neve, pensavo tra me e me. Domani mattina lo rivedremo, ci siamo detti con Daniele...».
Invece dell’alpinista di Terni da allora non se ne è saputo più nulla. Disperso nella tormenta, che è proseguita con una intensità terribile anche sabato mattina.
«Se fosse stato bel tempo mi sarei fermato al c4 per cercarlo, lo giuro...». Invece anche Vielmo, come tutti gli altri alpinisti è dovuto scappare. Fossero rimasti non ci sarebbe stato scampo per nessuno.
E Stefano? Nessuno qui alla base lo dice apertamente, ma quattro giorni lassù sono tanti. Potrebbe essersi fermato per stanchezza: cinque minuti di riposo e non ci si sveglia più, è la “morte bianca”. Oppure è caduto sul collo di bottiglia. O magari ha perso l'orientamento sul plateu finale, vera trappola mortale per tantissimi alpinisti che dal K2 non sono più tornati. «Io spero ancora che Stefano ce l'abbia fatta - dice Vielmo -. Per questo abbiamo lasciato tutti i campi in quota attrezzati, con tende sacchi a pelo, fornelletti, cibo...».
Da venerdì, giorno della vetta, della gioia, tramutata in dramma, il K2 non si è più fatto vedere. E' tornato nel suo regale isolamento, avvolto dalle nubi. Non è una montagna assassina. E' una montagna e basta, la si sale senza certezza di riuscire a ridiscenderne.
Stefano è ancora lassù. Disperso. Quaggiù è presente soltanto per il vuoto che ha, per ora, lasciato. Anche se ad attenderlo c'è ancora la sua tendina.
24/07/07 @ 18:10:26
 
 

Re: spedizione k2- disperso stefano zavka

Vi rigiro parte della mail mandatami da un amico il quale, come Buzz, ha avuto modo di conoscere Stefano.

Cari amici, immagino che un po' tutti avrete sentito la notizia di Stefano Zavka disperso sul K2. Non ho parole per descrivere il mio stato d'animo.
Per chi volesse qualche info in più può consultare http://www.mountainfreedom.it o dare un'occhiata al "giornale di Vicenza"
che ha un suo inviato al seguito della spedizione.
Di seguito vi allego alcuni articoli del suddetto giornale, ai quali si può accedere solo previa registrazione.
Un abbraccio a tutti.


LA TESTIMONIANZA. Mario Vielmo ripercorre le tappe della scalata e del difficilissimo rientro fino al campo

«Zavka era vicino a me
Sparito tra vento e neve»


Claudio Tessarolo
inviato in Pakistan
Otto cime sopra gli ottomila sulle spalle. L'ultimo, appena raggiunto, è il più prestigioso, il più ambito. È il K2. Ma quando, nel tardo pomeriggio, sotto una nevicata fitta e leggera tanto da sembrare pioggia, Mario Vielmo arriva al campo base, stravolto dalla fatica, ancora con la tuta d'alta quota addosso, non esulta come ogni alpinista è uso fare al termine di una grande impresa. No.
Cerca una spalla amica e si mette a singhiozzare. Le lacrime scorrono su un viso bruciato dal sole e dall'aria sottile degli 8611 metri del K2. Non c'è gioia nello sguardo dell'alpinista vicentino. Soltanto tristezza e tanta amarezza. E il dolore per un principio di congelamento, leggero per fortuna, alle dita della mano destra e per un congelamento, questo più grave, all'alluce del piede sinistro, è niente rispetto a quello che gli lacera il cuore.
La giornata più bella della sua carriera di uomo che riesce a toccare il cielo dai punti più alti della terra, è diventata un incubo. Stefano Zavka, il compagno con il quale venerdì ha scalato il K2, non c'è più, è rimasto lassù, verso campo quattro, sotto una infernale tormenta di vento e neve.
Disperso, per ora, ma la speranza di vederlo riapparire da un momento all'altro, è destinata purtroppo a sciogliersi come la neve al campo base sotto l'implacabile sole del Karakorum. Le parole gli escono a fatica. Ma lui è l'unico in grado di raccontare cosa è successo venerdì notte.
Cominciando dalle prime durissime fasi di salita, che ha impegnato gli alpinisti di K2 Freedom fin dall'alba di venerdì.
«Stefano e Michele si erano fermati molto stanchi prima del collo di bottiglia, Daniele ed io invece eravamo ripartiti. Michele aveva deciso di rinunciare, Stefano non ancora. Mi ha chiesto un consiglio. “Torna indietro, ormai si è fatto tardi per la vetta”, gli ho risposto».
La salita verso la cima è lunga e impegnativa. Dopo il collo di bottiglia c'è il il famoso traverso, un ripido pendio di ghiaccio durissimo da attraversare con mille precauzioni. La fila degli alpinisti si sgrana, il tempo passa, il sole splende con continuità, la salita senza ossigeno richiede uno sforzo mostruoso.
«Nel pomeriggio ho rivisto sotto di me Stefano, l'ho riconosciuto dalla tuta gialla. Aveva un passo incredibile, segno che stava bene. A qualche centinaio di metri dalla vetta mi ha addirittura raggiunto, era molto meno stanco di me. Siamo saliti assieme, era tardi è vero, ma secondo i miei calcoli ancora in tempo per rientrare al campo 4. Abbiamo fatto le foto di rito, siamo rimasti sulla cima circa venti minuti. Lui stava benissimo, eravamo in un posto magico...».
In montagna si sale per poi scendere. La scalata finisce quando si è al sicuro.
«Siamo ripartiti, Stefano era davanti a me. Avevamo un buon passo ma dopo un'ora ho avvertito un freddo pazzesco, tremavo. “Fammi passare, cerco di accelerare per riscaldarmi”, gli ho detto. Intanto si è fatto buio ma stavamo scendendo, questo era importante, io davanti e Stefano dietro. Di tanto in tanto mi giravo a controllare che ci fosse, vedevo la sua luce frontale.
Ho fatto il traverso, il punto in discesa più critico, poi mi sono buttato sul collo di bottiglia, ultimo passaggio chiave per arrivare alla spalla dove c'era campo quattro. Ho visto la luce di Stefano all'inizio del collo.
Da lì in poi è stato l'inferno». «Si è alzato un vento fortissimo, di non meno di 80 chilometri all'ora. Non ho più visto niente, la neve mi bruciava gli occhi, mi impediva di respirare. Sul plateu mi sono perso, non ho più visto le luci di campo quattro. Allora ho chiamato Daniele con la radio, mi ha salvato la vita esponendo all'esterno della tenda una pila...».
Respira a fondo, lo sguardo sempre rivolto al nulla: «Sono entrato nella tenda, tremavo come una foglia. Ero convinto che Stefano avesse fatto la mia stessa strada. Lo abbiamo aspettato. Arriverà prima o poi, ci dicevamo con Daniele. Dopo due ore sono uscito dalla tenda per cercarlo. Ho fatto 15
metri: non vedevo nulla, nemmeno la mia tendina: il vento fortissimo impediva di respirare. Sono tornato dentro. Se fossi rimasto fuori sarei morto. Eravamo in ansia per Stefano ma certo non rassegnati. Stefano è una guida alpina come me, si sarà costruito una truna, avrà trovato riparo in una buca delle neve, pensavo tra me e me. Domani mattina lo rivedremo, ci siamo detti con Daniele...».
Invece dell’alpinista di Terni da allora non se ne è saputo più nulla.
Disperso nella tormenta, che è proseguita con una intensità terribile anche sabato mattina.
«Se fosse stato bel tempo mi sarei fermato al c4 per cercarlo, lo giuro...».
Invece anche Vielmo, come tutti gli altri alpinisti è dovuto scappare.
Fossero rimasti non ci sarebbe stato scampo per nessuno.
E Stefano? Nessuno qui alla base lo dice apertamente, ma quattro giorni lassù sono tanti. Potrebbe essersi fermato per stanchezza: cinque minuti di riposo e non ci si sveglia più, è la “morte bianca”. Oppure è caduto sul collo di bottiglia. O magari ha perso l'orientamento sul plateu finale, vera trappola mortale per tantissimi alpinisti che dal K2 non sono più tornati.
«Io spero ancora che Stefano ce l'abbia fatta - dice Vielmo -. Per questo abbiamo lasciato tutti i campi in quota attrezzati, con tende sacchi a pelo, fornelletti, cibo...».
Da venerdì, giorno della vetta, della gioia, tramutata in dramma, il K2 non si è più fatto vedere. E' tornato nel suo regale isolamento, avvolto dalle nubi. Non è una montagna assassina. E' una montagna e basta, la si sale senza certezza di riuscire a ridiscenderne.
Stefano è ancora lassù. Disperso. Quaggiù è presente soltanto per il vuoto che ha, per ora, lasciato. Anche se ad attenderlo c'è ancora la sua tendina.


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Katiuscia Dormi

«Forse Stefano
è in tenda
al campo 4»

«Sappiamo che le possibilità che Stefano Zavka sia ancora in vita sono poche, ma abbiamo il dovere di crederci. Potrebbe essere a campo 4 in attesa di soccorsi. Stefano è uno scalatore eccezionale, in grado di gestirsi in condizioni estreme. Qualche tempo fa è rimasto sotto una valanga ed ha resistito un’ora e un quarto, quando di solito gli individui nelle stesse condizioni muoiono in nemmeno mezz’ora, pertanto non è escluso che possa essere ancora vivo. Per questo speriamo che appena le condizioni climatiche lo consentano possano partire i soccorsi nella speranza che sia rintracciato». A parlare è Katiuscia Dormi, una ragazza ternana di 32 anni.
È amica di Stefano Zavka, 35 anni, e, se non si fosse fatta male a giugno mentre si avvicinava al ghiacciaio del Baltoro nel Karakorum, avrebbe raggiunte pure lei il campo base di K2 Freedom con il nostro inviato Claudio Tessarolo e quello di Rai Sport Marco Mazzocchi. Da quattro giorni con alcuni amici del Cai di terni praticamente non chiude occhio e tiene i collegamenti tra i genitori Sergio e Rita, e quanti possano dare informazioni utili. «Abbiamo parlato con Mazzocchi al campo base oggi pomeriggio nonostante le comunicazioni siano molto difficili - spiega - e ci è stato confermato che sono pronti a partire i soccorsi quando la tormenta in quota smetterà. Sappiamo che c’è un gruppo di alpinisti abruzzesi, i quali scalerebbero il K2 dal versante ovest per raggiungere il campo 4, mentre in attesa c’è anche l’alpinista mantovano Simone La Terra, pronto a salire per lo sperone degli Abruzzi, la stessa via che hanno percorso i nostri». La Terra, 28 anni, ha appena scalato il Broad Pick, un 8000 a due passi dal k2. Intanto, al campo base mentre il capospedizione Daniele Nardi e il trentino Michele Fait si sono ripresi dal drammatico rientro dalla cima del CoghoRì, come viene chiamato il K2 in lingua Banti, qualche problema in più ce l’ha Mario Vielmo. L’unico cruccio che la famiglia Zavka ha che l’allarme della scomparsa di Stefano è stata data in pratica nella serata di sabato e soltanto domenica è diventata effettiva. Prima le voci che Stefano assieme a Mario fossero giunti al campo 4 si erano rincorse anche via internet, suscitando l’entusiasmo per l’impresa, poi dissoltosi nell’angoscia per il concreto rischio della tragedia. «Sappiamo i rischi che si corrono sul K2 - conclude Katiuscia -, l’unico rammarico è stato quello che dal campo base già sabato mattina bisognava avere meno remore e dire subito le cose come stavano. Che Stefano risultava scomparso». Dal campo base, però, rispondono che non sarebbe cambiato nulla perché in cima infuria da giorni la terribile tempesta himalayana. Quella che nella storia dell’alpinismo ha permesso a soli 200 alpinisti di raggiungere la vetta.

___________________________________________________

VENERDÌ 20 LUGLIO, ORE 3

GLI ALPINISTI SFERRANO L’ATTACCO ALLA VETTA Mario Vielmo, Daniele Nardi, Michele Fait e Stefano Zavka partono da campo 4 a quota 7.900 metri per raggiungere la cima a 8.611.
L’esperto Niema sherpa, che sta accompagnando due alpinisti coreani, scivola e precipita sotto gli occhi di Nardi. Non c’è nulla da fare.
ORE 16

NARDI SALE PER PRIMO IN VETTA IN SOLITARIA L’alpinista laziale è il primo a conquistare la vetta. Fait ha desistito e rientra a campo tre, mentre Vielmo e Zavka salgono più lentamente.
Il vicentino Vielmo è raggiunto a poche decine di metri dalla vetta da Zavka, che recupera il terreno perduto in precedenza.
ALPINISTI USA AVVISTANO VIELMO E ZAVKA IN DISCESA I due stanno scendendo a c4 in mezzo alla tormenta di neve. Vielmo chiede strada a Zavka perché sta congelando ma perde l’orientamento ORE 23

VIELMO GIUNGE A CAMPO 4
MA ZAVKA NON SI VEDE PIU’
Nardi dalla tenda usa la torcia per fare strada a Vielmo che si mette in salvo. Zavka è rimasto indietro. Da allora nessuna notizia.
25/07/07 @ 09:44:50
 
 

Re: spedizione k2- disperso stefano zavka

......
25/07/07 @ 16:40:16
 


Ultima modifica di Buzz il 26/07/07 @ 12:47:02, modificato 1 volta in totale
 

Re: spedizione k2- disperso stefano zavka

http://www.sporterni.i...hp?id=1799

Citazione:
K2, Zavka: nessuna spedizione prima di agosto

E' caduta pure l'ultima speranza. Quella rappresentata dall'austriaca Gerlinde Kaltenbrunner e dal romano Giuseppe Pompili, che nei giorni scorsi parevano intenzionati a tentare un ultimo disperato tentativo. Purtroppo le condizioni meteo non miglioreranno per tutto il fine settimana: la bufera di neve che venerdì scorso ha inghiottito l'esperto alpinista ternano dopo che era riuscito a toccare la cima degli 8611 metri del K2, soffia ancora impetuosa in vetta alla seconda montagna più alta del mondo. Nessuna spedizione quindi, di fatto, è sul punto di partire alla ricerca di qualche notizia di Stefano. Solo nei primi giorni di agosto sembra ci possano essere le condizioni per tentare un nuovo assalto alla vetta, ma è chiaro, purtroppo, che a questo punto ogni speranza di ritrovare in vita Zavka è destinata a cadere. Anche la famiglia, stretta dall'affetto e dalla solidarietà dei tantissimi amici di Stefano, nel pomeriggio diffonderà una nota per ringraziare tutti coloro che in questi giorni drammatici si sono prodigati, anche solo con le loro preghiere, a tenere viva la fiammella della speranza. Quella montagna, suo sogno più grande, ne custodirà il ricordo vivo per sempre.


Ciao, Stefano.
26/07/07 @ 12:46:14
 
 

Re: spedizione k2- disperso stefano zavka

Buzz ha scritto:
http://www.sporterni.it/articolo.php?id=1799

Citazione:
K2, Zavka: nessuna spedizione prima di agosto

E' caduta pure l'ultima speranza. Quella rappresentata dall'austriaca Gerlinde Kaltenbrunner e dal romano Giuseppe Pompili, che nei giorni scorsi parevano intenzionati a tentare un ultimo disperato tentativo. Purtroppo le condizioni meteo non miglioreranno per tutto il fine settimana: la bufera di neve che venerdì scorso ha inghiottito l'esperto alpinista ternano dopo che era riuscito a toccare la cima degli 8611 metri del K2, soffia ancora impetuosa in vetta alla seconda montagna più alta del mondo. Nessuna spedizione quindi, di fatto, è sul punto di partire alla ricerca di qualche notizia di Stefano. Solo nei primi giorni di agosto sembra ci possano essere le condizioni per tentare un nuovo assalto alla vetta, ma è chiaro, purtroppo, che a questo punto ogni speranza di ritrovare in vita Zavka è destinata a cadere. Anche la famiglia, stretta dall'affetto e dalla solidarietà dei tantissimi amici di Stefano, nel pomeriggio diffonderà una nota per ringraziare tutti coloro che in questi giorni drammatici si sono prodigati, anche solo con le loro preghiere, a tenere viva la fiammella della speranza. Quella montagna, suo sogno più grande, ne custodirà il ricordo vivo per sempre.


Ciao, Stefano.

Io non ci posso credere....non è possibile
26/07/07 @ 13:22:10
 
 
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