VADO ALL' INFERNO E TORNO


  • Num: 6
  • Voies: VADO ALL' INFERNO E TORNO
  • Secteur: MONTE BERTONA
  • Zone: Montebello di Bertona
  • Cotation: 6b/6c
  • cotation Wiki:  6b+  
  • Longeur: 56 m.
  • Beauté:
  • Type: L1 strapiombante, L2 diedro e fessura " CALIFORNIANA "
  • Équipement: Puca, Buccella, Iannacci.
  • Les Notes: L1 28mt 6c; L2 28mt 6b.
    Via storica degli anni 80 aperta dalla Guida Alpina Gino Perini riattrezzata con FIX e SOSTE INOX resinate.
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    09/09/19
    6b+
  •   Via molto bella, tecnica, specie il secondo tiro. Arrampicata particolare, mani quasi sempre buone, ma bisogna muoversi molto bene con i piedi, altrimenti si rischia di rimanere ben presto a corto di forze. Buone protezioni sia di tipologia che di distanza, soste buone ma con moschettoni un po' vecchiotti, andrebbero sostituiti. L1(25/30mt): si parte da sotto uno strapiombo dove si notano un paio di chiodi e un cordino, alzarsi da terra e compiere le prime due rinviate può risultare impegnativo, ma con una buona tecnica, si va su, per le mani non si è assolutamente a corto di appigli. Una volta usciti si prosegue deviando leggermente a dx, l'arrampicata diventa su placca, sempre verticale, molto tecnica e particolare, con una buona lettura si trovano giusti appigli e piccoli appoggi, passi molto tecnici si alternano a passi meno tecnici e di riposo. Scalata sempre tecnica. Si arriva in sosta così. Si riparte deviando a dx su una cengia poco sopra la sosta, dove si nota uno spezzone di corda presente per aiutare a salire sulla cengia e proseguire per L2 (25/30m). Traversando giusto 2/3m la cengia a dx, si arriva sotto un sistema di fessure di tipo "californiano" che diventano poi, più su, vere e proprie lame di roccia. Dunque, alzarsi dalla cengia verso le prime fessure quindi il primo resinato a qualche metro da terra, richiede subito un passo tecnico ed atletico, deciso, per poi continuare, abbastanza costantemente fino a tutto il secondo tiro. Dapprima fessure, dove non bisogna mai andarsi a chiudere, ma sfruttarle e arrampicare esternamente, poi si incontrano, negli ultimi 10/15 metri di via, lame di roccia da scalare in modo molto particolare, comunque senza mai chiudersi internamente ad esse, fidandosi molto dei piedi e contando su una buona resistenza muscolare. Così facendo, sempre con passi atletici, a volte di aderenza sui piedi, a volte giocando bene di equilibrio, si supera il sistema di lame di roccia e si esce in sosta, poco sotto la cengia. Da qui, appunto, ci si porta sulla cengia qualche metro più in su, per scendere in doppia, preferibilmente dalla via superbertona, traslando sulla netta cengia verso dx , dove si trovano soste ben strutturate e la linea dritta della via, permette ottime doppie , unitamente alla presenza di una sosta intermedia (50m ca , 25+25).