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News - LA NASCITA DEL SASSO PELO
Ragni - Associazioni di Arrampicata LA TRIBU€™: UN BREVE SOGNO TRA UTOPIA E REALTA€™ (1998)


Finalmente sembra sia arrivata la primavera: è una gran bella giornata, il cielo è limpido, il sole è caldo e c€™è un leggero venticello che increspa la superficie del lago.

E€™ l€™ ideale per arrampicare al Sasso Pelo.

Sul viso del mio socio leggo un grande entusiasmo...

...povero Icio (il suo vero nome è Maurizio Longaretti), sono ormai sei mesi che non tocca roccia ed è più di un anno che non arrampichiamo assieme.

Sono cambiate molte cose da chè il gruppo si è disgregato: chi si è sposato ed ha messo su famiglia, chi è partito per naia, chi si è stufato dopo aver scoperto le bellezze di Rimini, oppure chi continua comunque ad arrampicare ma con nuovi ideali e nuova gente.

In fondo la vita è come un groviglio di strade dove ogni tanto alcuni viaggiatori giungono tutti allo stesso incrocio e decidono di percorrere un tratto di strada assieme, finchè ogniuno torner a prendere la propria.

Quel maledetto tiro mi ha reso nevrotico: Domenica scorsa l€™ ho sbagliato veramente di poco, ed è tutta la settimana che ho gli stessi movomenti davanti agli occhi. Speriamo che sia la volta buona.

Certo che anni fa non pensavo che sarei arrivato a fare certe cose...


...Quando io e Simone siamo approdati al mondo dell€™ arrampicata nell€™ €œ89€ eravamo gi passati attraverso l€™ esperienza dell€™ escursionismo giovanile, poi alle prime vie ferrate e via via finchè abbiamo calzato le prime scarpette ed abbiamo salito il primo 3° grado al Sasso d€™ Erba, una delle più vecchie palestre di roccia dell€™ alta brianza (ai tempi il termine €œfalesia€ non era ancora di uso comune).

Io avevo diciassette anni mentre Simo (Simone Pedeferri) ne aveva quattordici; sembrava un ranocchietto rachitico e pieno di reumatismi, chi avrebbe mai detto che sarebbe diventato uno dei più forti arrampicatori d'Italia: in pochi anni ha accumulato sia in falesia che in montagna un€™ attivit paurosa, come direbbe Giovanni (...Calori n.d.r.) €œ...è un altro pianeta€.

A dire il vero non ho mai dedicato tanta dedizione all€™ arrampicata fino a cinque anni fa quando, terminato il servizio di leva e ripresi i ritmi della vita civile, ho deciso di entrare a far parte della scuola di roccia €œNoseda Pedraglio€ di Como in qualit di aiuto-istruttore.

Quì ho conosciuto Stefano Pizzagalli (per gli amici €œPizza€), un €œfuori di testa€ di due anni più vecchio di me che ai tempi contava gi qualche impresa di livello: una solitaria-invernale alla nord del Legnone e diverse nuove vie sulle pareti della Val di Mello e della Val Masino, chiodate in compagnia del suo inseparabile compagno di cordata Domenico Soldarini (in arte €œDodo€) e della sua ragazza Barbara Guattini (€œBabi€).

Fu proprio Pizza a mostrare a me e Simone ogni angolo sperduto della Val di Mello, un luogo affascinante dove si respira ancora l€™ aria del €œNuovo Mattino€.

E€™ proprio su una di quelle placche che ho piantato il mio primo spit.

Anche Simone ha piantato in quell€™ occasione il suo primo mezzo-spit, poichè a met foro, essendosi stancato di martellare, ha deciso di avvitare comunque la piastrina e di continuare fino in sosta...

...non preoccupatevi, di quella nostra prima via non è mai stata divulgata la relazione.

Nel frattempo, durante un€™ uscita di arrampicata serale a Scarenna, abbiamo conosciuto un giovane arrampicatore bellunese che si era trasferito a Milano per motivi di studio.

Aveva un modo assai singolare di arrampicare: sembrava che più del gesto lo divertisse il volo, diceva che dalle sue parti era una cosa normale.

Il nostro caro amico (che rispondeva al nome di Fabrizio de Liberali) aveva inoltre una simpatica parlantina, a causa della quale si è poi cuccato il soprannome di €œMandi Mandi€.

Non lo sapevamo ancora, ma Mandi Mandi avrebbe avuto in seguito un ruolo importante nello svilupparsi degli eventi.

Pizza abitava a Dongo, un paesino sulla sponda sinistra del lago, e gli capitava spesso di gironzolare per i monti sopra casa.

Fu proprio lui a scoprire le pareti del Sasso Pelo ed un bel giorno decise di mostrarcele e di proporci la creazione di una nuova falesia, poichè ce n€™ era un gran bisogno: infatti, per chi non lo sapesse, l€™ arrampicata è sempre stata una prerogativa della sponda destra del lago, ossia delle zone circostanti la citt di Lecco, dove esisteva ed esiste tuttora una grande tradizione alpinistica.

Benchè la sponda sinistra offrisse altrettante possibilit non è mai stata sfruttata se non negli ultimi anni, ma volendo ci sarebbe ancora parecchio lavoro da fare.

Iniziammo quindi i lavori al Sasso Pelo: chi chiodava, chi buttava giù sassi, chi segava alberi, chi imprecava perchè ne aveva pieni gli zebedei di assicurare Pizza che era appeso a trapanare come un forsennato.

C€™ era un casino allucinante tra parolacce, vestiti strappati e terra nei capelli: una vera e propria tribù di selvaggi.

Ed è proprio così che ci ha visti il caro Mandi Mandi: €œperchè non ci chiamiamo La Tribù?€.

Fu proprio sua l€™ idea di creare il gruppo, spiegandoci che anche nell€™ arrampicata, uno sport individualista per eccellenza, l€™ unione fa la forza, soprattutto se ciascuno avesse messo a disposizione degli altri la propria esperienza.

Proviamo a pensare quale sviluppo ha subito l€™ arrampicata in questi ultimi anni,

Il livello tecnico indubbiamente si è alzato parecchio: oggigiorno si parla di difficolt stratosferiche (8c+/9a), di imprese mitiche sulle grandi pareti (ad esempio la Salathe in libera, oppure la chiodatura dal basso di itinerari con l€™ 8a+ obbligatorio, come €œWogu€, l€™ ultima creazione di Beat Kammerlander al Ratikon).

A tutto questo ha indubbiamente contribuito la diffusione di riviste specializzate, italiane e straniere, che hanno favorito lo scambio culturale fra i €œpopoli della libera€ di tutto il mondo, situazione in cui ciascuno ha potuto (...e può tuttora) far tesoro delle esperienze altrui.

Anche nel nostro piccolo, tra i monti del lago di Como, si è potuto notare questo sviluppo: le falesie sono spuntate come funghi in questi ultimi anni e l€™ innalzamento del livello tecnico ha fatto si che itinerari e difficolt che prima erano riservati pochi eletti, oggi siano battuti da una schiera sempre più ragguardevole di arrampicatori.

Girando durante il week-end per le falesie si incontrano svariati personaggi, dall€™ arrampicatore sportivo alla ricerca dell€™ alta difficolt , all€™ alpinista che si allena per affrontare pareti sempre più impegnative, a chi, facendo di tutto un po€™, si può definire un polivalente.

E questa credetemi è una gran fortuna, soprattutto se abbiamo la possibilit di confrontarci con chi ha più esperienza di noi o più semplicemente ha un modo di intendere l€™ arrampicata diverso dal nostro, così facendo potremo accumulare un bagaglio di nozioni, esperienze ed informazioni che prima o poi ci torneranno senzaltro utili.

In definitiva penso che non siano sufficenti le trazioni e le ore passate sul pannello di casa per avere dei buoni miglioramenti: bisogna anche comunicare per progredire.

E così è stato anche per la Tribù, infatti oltre al Sasso Pelo sono state tracciate diverse nuove vie sulle pareti della Val di Mello e della Val Masino, piccole e grandi imprese dove chi ha partecipato lo ha fatto con spirito di gruppo, da chi ha chiodato a chi ha semplicemente portato il materiale, e tutti hanno avuto il loro nome sulle relazioni accanto al simpatico marchio di fabbrica che ha sempre contraddistinto i nostri lavori.

La Tribù è nata come gruppo fuori dagli schemi, senza regolamenti, senza tessere e senza capi, dove ciascuno aveva le sue idee ed i suoi ideali: ciò che ci univa era solo la passione per l€™ arrampicata, ed ogni componente ha sempre dato il massimo compatibilmente alle sue capacit , nella ferma convinzione che alla fine il successo di uno sarebbe stata la gloria di tutti.

Un€™ affermazione indubbiamente discutibile, che qualcuno ha definito un€™ utopia, ma noi della Tribù ci credavamo fermamente e questo bastava perchè fosse una realt .

Confesso di avere una grande nostalgia di quei tempi.

Resta comunque in me la consapevolezza di aver vissuto un€™ esperienza più unica che rara, probabilmente irripetibile.



Ma chiss che un giorno, lungo qualche sentiero, io veda rispuntare i miei vecchi compagni e che si riesca a percorrere un tratto di strada assieme...

...chiss che la Tribù risorga dalle ceneri?!


Marco Vago

Note: (Gruppo Ragni della Grignetta €“ C.A.I. Lecco)


Posted by marchino on Friday, August 22, 2003 (09:32:34) (11545 reads)

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